In un Paese che vuole essere inclusivo e garantire benessere a tutti, le tasse non possono essere eliminate, perché servono a redistribuire ricchezza e opportunità. Però possono essere ridotte, se eccessive. E pagare deve diventare più semplice.

Il rapporto fra fisco e contribuente deve avere come principio fondamentale la pari dignità fra i due soggetti. Nella scorsa legislatura abbiamo lavorato su questo. Tra tante cose, sono state ampliate e rafforzate le possibilità di dialogo, con gli accordi preventivi per le imprese, con il riordino delle procedure di interpello e l’introduzione di un meccanismo per favorire la prevenzione e la risoluzione delle controversie in materia fiscale con l’adempimento collaboraprossimitivo.

Le sanzioni sono state ridotte in caso di ravvedimento operoso, di dichiarazione infedele e di errori di competenza. Il contribuente ora può, a proprio favore, integrare la dichiarazione o chiedere l’immediata esecutività di una sentenza.

L’obiettivo che ci poniamo per la prossima legislatura è duplice: ridurre il numero di adempimenti fiscali al minimo indispensabile, allineandoli con quelli che la gestione del bilancio familiare o aziendale chiede a ogni buon padre o madre di famiglia.

E spingere il fisco a fornire lo strumento più semplice e meno costoso per poter rispettare l’adempimento: moltiplicando i canali di contatto, come è stato fatto per la riscossione. O sostituendosi in tutto o in parte al contribuente stesso, grazie alle informazioni già in suo possesso.

Il punto di partenza è l’innovazione più importante che abbiamo introdotto, la dichiarazione precompilata, che vogliamo migliorare sempre più ed estendere, su opzione, anche ai lavoratori autonomi e ai micro imprenditori, assimilandoli ai lavoratori dipendenti e abolendo la ritenuta d’acconto.

La fatturazione elettronica sarà introdotta gradualmente in modo da semplificare vita e lavoro di cittadini e aziende. E anche la fatturazione alla pubblica amministrazione dovrà essere semplificata. Vogliamo estendere la trasmissione telematica dei corrispettivi e sostituire con essa la tenuta dei registri Iva e contabili delle imprese che sceglieranno di lasciarli tenere al fisco.

Vogliamo ampliare la digitalizzazione dei servizi e collegare meglio le banche dati, per non chiedere informazioni già in possesso del fisco. Abbiamo chiuso Equitalia perché era giunto il momento di voltare pagina, di semplificare, di tirare una linea col passato e stringere un nuovo patto fiscale con gli italiani.

La riorganizzazione delle agenzie fiscali rappresenta il cardine di quello che c’è da fare. Ecco le nostre proposte per continuare lungo questo percorso:

  • introdurre una “patente fiscale” a punti con una serie di vantaggi, tributari e non, per i contribuenti che pagano correttamente le tasse (per loro introdurremo una serie di meccanismi premiali, come – per esempio – l’eliminazione delle sanzioni per il primo errore o la rateizzazione e dilazione di pagamento su semplice richiesta, senza garanzie);
  • accorpare 20 prelievi, dei 90 attuali, in imposte esistenti, perché le tasse oggi non sono troppe solo per importo ma anche per numero;
  • rafforzare i servizi delle agenzie fiscali, fornendo una consulenza mirata per tipo di contribuenti (persone fisiche, Pmi, grandi contribuenti) in modo da risolvere dubbi interpretativi e incertezze applicative;
    • regolare la produzione delle norme tributarie, concentrandole in un atto annuale, prevedendo un lasso di tempo per consentire a tutti di adeguarsi;
  • dare maggiore certezza del diritto, riordinando le norme tributarie sparse in quasi 800 leggi e regolamenti fino a farle confluire in un Codice dei tributi;
  • riformare la giustizia tributaria, oggi intasata di ricorsi, per dare agli italiani una giustizia autorevole, imparziale, efficiente. In particolare, vogliamo superare giudici onorari e part time, processi talora sommari e sentenze talora sbrigative; vogliamo fare posto a giudici selezionati per questo lavoro e dediti a esso a tempo pieno, come professione esclusiva. E vogliamo diminuire il numero di processi, favorendo la mediazione e la conciliazione e disincentivando i ricorsi pretestuosi.

La necessità di combattere l’evasione fiscale per noi è stata e rimarrà una priorità assoluta. I risultati di questi anni confermano che l’incrocio delle banche dati e l’innovazione tecnologica possono fare molto di più di un approccio muscolare e scenico valido solo per qualche servizio ai telegiornali, ma non per ridurre l’evasione.

L’Italia ha svolto un ruolo attivo nell’ambito del contrasto all’evasione ed elusione fiscale internazionale, non solo aderendo allo scambio automatico di informazioni, ma collaborando attivamente alla costruzione del sistema stesso.

I governi a guida PD si sono distinti a livello UE per il ruolo di impulso su temi come la tassazione dell’economia digitale e il contrasto all’elusione fiscale. Dopo aver raggiunto la cifra record di risorse recuperate nel 2017, pari a quasi 25,8 miliardi (di cui 5,7 da riscossione di contributi, tributi locali ed entrate di enti vari), un obiettivo credibile per la prossima legislatura è quello di raggiungere i 30 miliardi.

Il punto di partenza di quest’azione di contrasto all’evasione risiede nel completamente della riforma delle agenzie fiscale e negli interventi ricordati sopra. Il modello del “pagare tutti, pagare meno” che in Italia ha trovato la prima applicazione concreta con la nostra riforma del canone potrà non solo ridurne ulteriormente il costo, ma anche dimostrare che un fisco diverso è possibile.

Il nostro obiettivo è sviluppare un modello fiscale che valorizzi il contrasto d’interesse, nella logica veicolata dal messaggio “scaricare tutto, scaricare tutti”.