La rigenerazione delle città italiane, guidata dal principio integrato di sostenibilità, attuata con modalità innovative che puntino all’elevato valore ecologico, alla qualità, alla vivibilità e all’inclusione sociale, è la via principale per un loro rilancio in grado, al contempo, di valorizzarne le grandi potenzialità e di affrontare criticità e contraddizioni del modello urbano moderno.

In questo contesto non può mancare un piano per la riqualificazione delle periferie, con interventi sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con un ampliamento dell’offerta di edilizia sociale.

Occorre attivare percorsi diffusi di rigenerazione delle città che, oltre a bloccare il consumo di suolo, devono incentivare interventi di manutenzione, recupero, riqualificazione del patrimonio esistente, di bonifica e riuso di aree inquinate, degradate e dismesse, di messa in sicurezza antisismica e idrogeologica dei territori più fragili.

In questo senso l’approvazione del regolamento edilizio unico ha consentito la semplificazione del quadro normativo in relazione alle definizioni edilizie esistenti, che ora sono uniformi e non più differenti comune per comune.

Oggi, le norme urbanistiche esistenti, nate per rispondere alle esigenze del dopoguerra, risultano superate e necessitano di un nuovo testo normativo moderno che si occupi dei nuovi problemi delle città, in particolare di quelli legati alla rigenerazione dei centri storici e alla trasformazione di funzioni oggi non più necessarie.

Quello delle periferie è stato un tema centrale nell’azione dei nostri governi. Un tema, decisivo nel dibattito mondiale, che abbiamo cercato di affrontare partendo dalla riflessione di Renzo Piano, che promuove una cultura del rammendo.

Abbiamo cercato di suscitare un dibattito in tutti i settori del Paese, cominciando dai luoghi apparentemente più lontani dall’ordinaria amministrazione: la Biennale di Venezia del 2016 è stata dedicata proprio a questo.

Abbiamo investito risorse in stretto raccordo con i comuni e le città metropolitane cui abbiamo demandato la progettualità degli interventi finanziati, nell’ottica di una leale cooperazione e nel rispetto delle autonomie territoriali. Oltre 2 miliardi di euro sono stati investiti nelle periferie per porre rimedio all’emarginazione e al degrado che in altre zone d’Europa hanno contribuito a creare un clima di insicurezza e talvolta di violenza.

Il nostro impegno per la prossima legislatura è di rendere strutturale questo investimento, raddoppiandone le cifre e facendo tesoro dell’esperienza di buona collaborazione con i comuni.

Nella prossima legislatura, infine, approveremo la legge nazionale sullo stop al consumo di suolo, prevedendo incentivi per il recupero dell’esistente e disincentivi per le costruzioni su suolo inedificato; ridefiniremo il concetto di “standard urbanistico” con l’introduzione di un approccio prestazionale anziché solo quantitativo e con l’inserimento di servizi eco-sistemici, di drenaggio urbano sostenibile, di infrastrutture digitali da prevedere per ogni intervento urbanistico che modifica parti della città esistente; introdurremo procedure semplificate per la bonifica delle aree da riconvertire e riutilizzare.