Quella dei grandi flussi demografici è una questione strutturale che non può essere ristretta in orizzonti temporali brevi e con la quale l’Europa, anche per via della crisi di natalità, dovrà necessariamente misurarsi negli anni a venire. Un fenomeno di questa portata non può essere né subito né inseguito: va governato. Di qui la messa in campo da parte del governo e del PD di un progetto compiuto rivolto al nostro Paese, all’Europa, ma anche all’Africa.

Perché l’Africa è lo specchio dell’Europa: se l’Africa cresce, l’Europa sta meglio. Il dialogo con i governi al di là del Mediterraneo deve essere improntato ai principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e dello sviluppo. Principi che per il PD rappresentano il cuore dell’intero progetto di gestione dell’immigrazione, delle politiche di accoglienza e di integrazione.

È importante garantire tanto i diritti di chi fugge dalle guerre e dalle carestie quanto quelli di chi accoglie: l’Italia in questo senso è in prima linea e continuerà a esserlo, ma queste due istanze vanno tenute in equilibrio fra loro, con la consapevolezza che l’accoglienza ha un limite nel39la capacità di integrazione.

È così che pensa e agisce una grande democrazia. Ecco perché è importante proseguire nel solco del Piano per l’accoglienza diffusa, che si fonda sulla collaborazione con gli enti locali e gli attori del terzo settore, per superare una volta per tutte la fase dei grandi centri di accoglienza.

Allo stesso tempo è fondamentale insistere sull’importanza del processo d’integrazione: sulla promozione di valori e responsabilità, ma anche sulla certezza dei diritti, come quello alla cittadinanza piena per i figli degli stranieri nati e cresciuti in questo Paese.

Parallelamente, come abbiamo già detto, bisogna portare avanti un confronto costruttivo con l’Unione Europea sulle politiche migratorie anche attraverso la revisione del trattato di Dublino. Riteniamo inoltre necessario il superamento dell’impostazione, ormai anacronistica, della legge Bossi-Fini.

La sicurezza è un bene comune. E sentirsi sicuri vuol dire superare la paura. La strategia di contrasto al terrorismo internazionale, per la sicurezza delle nostre città, non può che fondarsi su una sempre più stretta interazione fra istituzioni centrali e locali, su una sempre più efficace cooperazione anche internazionale tra le forze di polizia, con la condivisione di dati e informazioni, e su una sempre più qualificata attività di prevenzione, a partire dal contrasto ai fenomeni di marginalità sociale.

Sul piano dell’antimafia, nonostante gli importanti risultati di questi anni, le grandi organizzazioni criminali continuano a estendere la loro rete di potere. Per sconfiggerle bisogna colpire le loro risorse economiche e garantire una sempre più efficace gestione dei beni confiscati, ma accanto alla repressione occorre che l’impegno civile e la cultura della legalità rimangano il cuore della nostra battaglia politico-culturale.

Essenziale infine non abbassare la guardia sul tema della cybersecurity, investendo in nuove tecnologie in grado di contrastare il fenomeno. Perché in una società sempre più virtuale, la sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni sarà quella di rendere la rete un luogo sempre più sicuro.