Se molti giovani sono disoccupati è anche perché oggi, in Italia, la transizione tra scuola e lavoro è più lunga che in tutti gli altri paesi europei. Ecco perché, accanto a quanto fatto finora col Jobs act e con la Buona scuola, disegneremo anche in Italia, come già esiste da tempo in Francia, Germania e nei paesi del Nord Europa, un canale formativo professionalizzante che si sviluppi, in maniera integrata con il nostro sistema d’istruzione, a livello secondario e terziario. Sarà un percorso con pari dignità rispetto all’offerta accademica, con percorsi di studio meno teorici e più pratici, e con un finanziamento stabile. Nei prossimi cinque anni per il settore manifatturiero si stima un bisogno di 272 mila nuovi addetti, molti dei quali periti e laureati tecnico-scientifici. La via verso la qualità del lavoro passa anche dal saper intercettare questa domanda.

Per questo, a livello di scuola secondaria:

  • realizzeremo un sistema di orientamento per famiglie e ragazzi, che parta almeno dalle medie (un alunno su tre dichiara di aver sbagliato scuola e il tasso di abbandono degli studi, seppur in calo, è ancora al 13,8%);
  • potenzieremo la via italiana al sistema duale rafforzando il legame tra sistema di istruzione, formazione professionale e mondo del lavoro (oggi circa 13 assunzioni su 100 non si concretizzano per mancanza del candidato in possesso delle competenze richieste);
  • sosterremo il processo di diffusione dell’apprendistato formativo, ridisegnato dal Jobs act, e rafforzeremo il sistema di Istruzione e formazione professionale (Iefp). L’obiettivo è puntare di più su didattica laboratoriale e alternanza, in linea con le esigenze di Impresa 4.0.

A livello di studi post-diploma: investiremo sugli Its, gli Istituti tecnici superiori, l’unico segmento formativo terziario professionalizzante. Gli Its hanno un tasso di occupabilità superiore all’80%, ma sono ancora una realtà di nicchia: circa 9 mila studenti a fronte degli oltre 700 mila della Germania.

Nel corso di questa legislatura abbiamo più che triplicato i fondi a disposizione. Serve, adesso, un salto in avanti: nel corso della prossima legislatura, dobbiamo arrivare a 100 mila studenti.