Dispersione scolastica, bassi livelli di rendimento, disagi adolescenziali sono tutti sintomi di una malattia che possiamo indicare come povertà educativa e che colpisce le aree marginali del Paese. I governi a guida PD sono stati i primi a raccogliere l’invito lanciato da tempo dalle associazioni, dal mondo della scuola, dal mondo della ricerca educativa per fare qualcosa.

Per la prima volta è stato istituito, in collaborazione con le fondazioni bancarie, un fondo per il contrasto alla povertà educativa per finanziare interventi innovativi e monitorati a contrasto. Questa azione va resa strutturale e inserita in una strategia più ampia.

Dando di più a chi ha di meno, per dare a tutti le stesse opportunità. Per questo intendiamo istituire delle “aree di priorità educativa” nelle aree marginali con i più alti tassi di abbandono e di povertà, dove invieremo un esercito di maestre e di maestri: più docenti e comunità educante, appositamente formati e valorizzati in modo che gli studenti siano seguiti meglio e con piani educativi personalizzati.