Da zavorra a locomotiva: continuare a cambiare la pubblica amministrazione

Quattro anni fa la pubblica amministrazione era una macchina ferma. I contratti di lavoro erano bloccati. Il turnover pure. Contestualmente, però, proseguiva la dispersione di risorse pubbliche in settori come quello delle società partecipate, sui quali nessuno era riuscito a intervenire in modo concreto.

Le imprese e i cittadini lamentavano l’esigenza di semplificazioni ferme ormai da diversi anni. Si era arrestato qualsiasi processo di innovazione tecnologica e ampliata sempre di più la forbice con il settore privato, dove l’innovazione cambia giorno per giorno il modo di vivere delle persone.

In questo contesto, nei cittadini era consolidata l’idea di un settore fermo, decadente e opaco che produceva servizi non all’altezza. Quando all’inizio del 2014 abbiamo concepito la riforma, abbiamo per prima cosa cambiato prospettiva. Abbiamo guardato alla Pubblica amministrazione con gli occhi di chi vuole ricevere un servizio, un’informazione, una risposta.

In questa ottica, nella prossima legislatura sarà fondamentale agire su alcuni interventi mirati.

  • Implementare e attuare le riforme. L’approvazione di una riforma, di per sé, non significa aver migliorato la vita delle persone se le norme restano sulla carta, se i cittadini non possono beneficiare di nuovi diritti. Per questa ragione la fase dell’attuazione è importante al pari della fase normativa. I cambiamenti sono dei processi, occorre pazienza e dedizione nel monitorare le norme, ascoltare i cittadini, gli imprenditori, i corpi intermedi, assicurare la collaborazione e la presenza costante ai territori, alle singole amministrazioni per curare insieme l’attuazione delle norme. La valutazione degli effetti prodotti dalle riforme già approvate necessita di un’attenta valutazione dell’impatto che la regolazione ha effettivamente prodotto sulle amministrazioni e sui cittadini; qualsiasi ulteriore intervento normativo sulle riforme approvate dovrà passare attraverso una precisa analisi preventiva di impatto della regolazione, soprattutto del suo impatto economico, affinché le modificazioni e le integrazioni non introducano ulteriori oneri.
  • Realizzare la transizione verso l’amministrazione digitale. Abbiamo realizzato sperimentazioni e un piano strategico per traghettare il pubblico verso un’amministrazione digitale. Il passaggio a un’amministrazione pubblica che agisca stabilmente mediante le tecnologie digitali necessita di ulteriori interventi, nello specifico: a) Anagrafe nazionale della popolazione residente (“i dati devono essere unici e in un unico luogo”); b) Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e Carta d’identità elettronica (“l’identità di una persona è una, è certa, è per sempre”); c) PagoPa, un modo diverso e più naturale per i cittadini di pagare la Pubblica Amministrazione (“per pagare basta un click”); d) Open data e Data analytics (da “questo dato è mio e lo gestisco io” a “questi dati sono aperti e condivisibili”).
  • Investire sul capitale umano. Oggi esistono le condizioni per tornare a un sistema di gestione del personale che sia più efficace e razionale. Nei prossimi 5 anni si verificherà un picco di pensionamenti, circa 450 mila persone. Sarà così possibile assumere giovani e introdurre nuove competenze, coprendo al 100% il turnover. Allo stesso tempo, interventi mirati devono consistere nella istituzione di un programma di selezione-formazione di profili professionali oggi assenti al vertice della PA (esperti di economia, di scienze comportamentali, di ragioneria, di management, di ingegneria, che siano in grado di dialogare nella lingua delle amministrazioni, che è quella del diritto), dando a essi accesso al vertice (sul modello “fast stream” del Regno Unito).
  • Ridurre i controlli preventivi sull’azione amministrativa e potenziare la verifica dei risultati. Gli interventi mirati, su questo versante, consistono nella progressiva riduzione dei controlli preventivi di legittimità, sugli atti delle amministrazioni pubbliche, sulla scorta di quanto già previsto per Corte dei Conti, Anac e Ragioneria dello Stato, nonché nel contestuale rafforzamento dei controlli successivi in termini di equilibrio dei bilanci (articolo 97 della Costituzione) e di verifica dei risultati.
  • Semplificare la giustizia amministrativa. Occorre verificare la fattibilità di un ampliamento delle ipotesi di definizione delle controversie mediante procedimenti e provvedimenti semplificati, perché questa può essere una delle chiavi di soluzione per la deflazione del contenzioso e l’accelerazione dei processi: un intervento che potrebbe essere adottato senza oneri per lo Stato e che ha costituito, in Francia e Germania, se pur con discipline differenti, uno strumento per affrontare il maggiore carico di lavoro nelle controversie amministrative, soprattutto per il contenzioso minore. È inoltre necessario introdurre spazi di conciliazione para-giudiziale, riservati alla competenza del giudice amministrativo, e senza la necessità di ricorrere a specifici organismi di mediazione.
  • Semplificare il codice degli appalti. Nella legislatura che si è appena conclusa abbiamo emanato il codice degli appalti in attuazione di una direttiva europea. È tuttavia necessario – ed è ciò che si può fare in ambito nazionale – semplificare e rendere flessibili le procedure attuative per dare così efficienza al sistema e certezza ai responsabili delle procedure di appalto.
  • Riqualificare il patrimonio edilizio della PA, migliorandone l’efficienza energetica e promuovendo modelli di autoproduzione di energia. Ci impegniamo a rendere più efficiente la rete di illuminazione pubblica grazie all’utilizzo di contatori digitali di ultima generazione e risparmiando sulla riqualificazione del sistema attraverso il passaggio all’illuminazione a Led, senza per questo abbassare gli standard.
  • A ridurre i consumi dei veicoli, promuovendo l’utilizzo di auto a basse emissioni e la scelta di modelli di economia circolare. A ripensare il sistema di riscaldamento degli uffici pubblici, i cui consumi sono oggi troppo elevati.
  • Proseguire nella revisione della spesa. Negli ultimi 4 anni sono stati realizzati oltre 33 miliardi di risparmi senza ridurre i servizi. I principali programmi avviati sono: 1) l’aggregazione degli acquisti (per esempio da oltre il 70% eseguito dai singoli ospedali si è passati a quasi il 90% gestito da soggetti aggregatori, oltre 30 miliardi di gare pluriennali sono state avviate con risparmi medi su quelle aggiudicate del 23%); 2) l’introduzione dei costi standard per gli enti locali (comuni, regioni); 3) i piani di risanamento per gli ospedali non performanti economicamente e clinicamente; 4) un programma pro efficienza nella logistica e nella spesa informatica degli ospedali; 5) un ridisegno dei presidi delle forze del l’ordine sul territorio per adeguare la copertura alle mutate esigenze di sicurezza; 6) un programma di razionalizzazione immobiliare sul modello del “Federal building”; 7) la razionalizzazione del parco delle macchine di servizio; 8) il piano di digitalizzazione.

Per la prossima legislatura, ci impegniamo a portare a compimento questi programmi realizzando gli obiettivi prefissati di risparmio e di miglioramento dei servizi.