Noi vogliamo un’Italia in cui la carriera e la posizione sociale dipendano dal merito e dal talento personale, non dall’anzianità, dall’appartenenza a una corporazione o dal censo. La concorrenza serve per favorire il riscatto di chi è rimasto indietro.

Una politica coraggiosa di riforme e liberalizzazioni fa parte della nostra storia: nei settori dei servizi (trasporti, logistica, energia) e delle professioni rimangono ancora regolamentazioni finalizzate a proteggere gli operatori esistenti, che spesso ereditano la propria posizione o le risorse necessarie per avviarla, a scapito di chi sta fuori.

Nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni e dei trasporti bisogna creare le condizioni per una vera competizione a vantaggio dei consumatori: solo dall’effettiva libertà di scelta e dal contrasto agli abusi possono derivare prezzi più bassi e una migliore qualità dei prodotti.

Nei servizi pubblici locali si è già intervenuti con un piano di razionalizzazione delle troppe partecipate: adesso bisogna proseguire mettendo al centro la qualità dei servizi e le esigenze dei cittadini. Parlare di liberalizzazioni significa anche guardare ai nuovi mercati e alle enormi potenzialità che l’economia digitale può creare in un Paese come il nostro, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di piccole imprese spesso dinamiche e innovative.