La stagnazione della produttività è la madre di tutti i problemi della nostra economia. Per aggredirla dobbiamo azionare le due leve che abbiamo già richiamato: competenze e investimenti. Lo Stato deve fare la sua parte continuando un percorso di riforme strutturali che accompagnino lo sforzo di riconversione delle nostre imprese.

Tocca a loro cambiare le cose, investendo in tecnologia, ma noi possiamo dare una mano: nella scorsa legislatura abbiamo detassato i premi di produttività, con il risultato che 20 mila aziende e quasi 5 milioni di lavoratori oggi hanno in media un premio di produttività di quasi 2 mila euro a testa: un risultato, tra l’altro, che la flat tax del centrodestra azzererebbe, cancellando la tassazione di favore. Dobbiamo rafforzare questo percorso di decentramento contrattuale, che favorisce lo scambio virtuoso tra produttività e aumenti salariali.

Abbiamo anche favorito il welfare aziendale, dando la possibilità di utilizzare il premio di produttività in servizi, quali i rimborsi per le spese del lavoro domestico, della badante o dell’asilo, o per la previdenza e la sanità integrativa. Un terzo delle 20 mila aziende che hanno fatto accordi con i sindacati sul salario di produttività hanno previsto anche forme diverse di welfare aziendale.

Il prossimo obiettivo è estendere il welfare di secondo livello anche al settore pubblico. Vogliamo, inoltre, rafforzare gli strumenti di partecipazione dei lavoratori. Rafforzeremo ulteriormente gli strumenti di rigenerazione delle imprese da parte dei lavoratori previsti dalla Legge Marcora.