Il salario è importante, il costo del lavoro pure, ma al centro della nostra proposta c’è la consapevolezza che, sempre più, lavorare fa rima con imparare. Oggi lavorare vuol dire cambiare, perché il mondo cambia, le tecnologie cambiano, le necessità delle imprese cambiano. Per questo è necessario che cambi anche il lavoratore.

Cui dev’essere garantito un diritto soggettivo ad avere a disposizione dei percorsi di formazione qualificati e utili, rigidamente monitorati e certificati da un organismo competente. Ogni lavoratore dovrà ricevere un “codice personale di cittadinanza attiva”, nel quale confluirà un conto personale della formazione per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore.

E che varrà per tutta la vita, indipendentemente dalle transizioni da un contratto di lavoro a un altro o da una forma di lavoro a un’altra. Al compimento del diciottesimo anno, il conto di formazione personale si aprirà con una dote iniziale versata dallo Stato e verrà poi alimentato dall’attuale contribuzione.

Le competenze professionali di ciascun lavoratore saranno registrate in tutto il percorso di carriera, con il diritto alla certificazione secondo standard europei. Nel codice personale di cittadinanza attiva confluiranno anche le misure per la ricollocazione al lavoro, erogate sia da soggetti pubblici che privati, e i servizi di welfare, cumulando e rendendo complementare il welfare pubblico con quello aziendale, contrattuale, integrativo.

Allo stesso tempo, sarà reso strutturale il credito d’imposta per la formazione, per sostenere le imprese che investono sulla qualità del lavoro. La formazione come diritto, che ti rafforza e ti protegge.

Tra le politiche di attivazione, ci impegniamo anche a introdurre una tessera gratuita di 6 mesi per i trasporti pubblici, valida nell’arco di 50km dalla sede di residenza, destinata a tutti i Neet e i disoccupati nei primi 6 mesi dalla dichiarazione di disponibilità al lavoro. Un sostegno concreto a chi cerca un impiego e insieme un incentivo a mettersi in gioco.