La politica, in questi ultimi anni, si è finalmente occupata del lavoro autonomo, innanzitutto depurandolo dalle forme elusive largamente diffuse prima dell’introduzione del Jobs act. Con la legge 81/2017 (il Jobs act del lavoro autonomo) abbiamo sanato una frattura storica nel mondo del lavoro, riconoscendo finalmente diritti e valore ai professionisti, vecchi e nuovi, che sono una risorsa fondamentale e un motore d’innovazione per il Paese.

Abbiamo aperto loro l’accesso ai fondi strutturali europei, introdotto un nuovo regime fiscale forfettario, abbassato l’aliquota previdenziale dal 33% al 25%. Intendiamo continuare su questa strada. Vogliamo completare la misura degli 80 euro, che abbiamo introdotto per i lavoratori dipendenti, estendendola alle partite Iva nella stessa fascia di reddito.

Vogliamo abolire l’unicum tutto italiano della doppia tassazione sui contributi pagati dai professionisti e aumentare le tutele di welfare allargato offerte dalla gestione separata e dalle casse previdenziali. Anche i lavoratori autonomi con significativi cali di reddito devono poter usufruire di ammortizzatori sociali, per far fronte alle difficoltà.

Vogliamo creare un modello di società tra professionisti conveniente e competitivo, per favorire la specializzazione e l’aggregazione professionale. Vogliamo tutelare l’equo compenso, dando seguito ai parametri previsti dal decreto fiscale del 2017. Per tutti devono essere resi più rapidi i tempi di incasso, anche attraverso l’abbattimento dei tempi della giustizia con l’estensione del rito del lavoro.