La cura del ferro, dell’acqua, dell’aria e della bicicletta, per la mobilità di domani

Si afferma sempre più l’idea, in un’epoca di cittadinanza globale, che quello alla mobilità sia un diritto fondamentale di ogni cittadino. Le politiche per la mobilità e i trasporti devono investire campi diversi, dalla mobilità urbana ai corridoi europei e intercontinentali, avendo però obiettivi comuni: consentire a cittadini e imprese di muoversi meglio, riducendo gli impatti sull’ambiente, riducendo gli squilibri territoriali generati da alcuni grandi progetti infrastrutturali e promuovendo l’innovazione tecnologica.

La legislatura si è chiusa con un rendiconto positivo, sia in termini di programmazione e legiferazione, quanto per realizzazione di opere e investimenti. La scelta strategica è stata quella di puntare sulla mobilità sostenibile, dalla quale non si torna indietro. Porti, aeroporti, logistica, ferrovie, strade, trasporto pubblico locale e piste ciclabili: tutto è stato sottoposto a una profonda opera riformatrice.

Ci sono tuttavia ancora molti ritardi da colmare. La dotazione infrastrutturale per il trasporto rapido di massa delle nostre città rimane insufficiente. Dal confronto della dotazione italiana di infrastrutture ferroviarie con quella dei paesi europei più avanzati, i nostri ritardi sono evidenti. Madrid può contare su una rete metropolitana integrata più estesa di quella di tutte le città italiane sommate.

Una dotazione infrastrutturale insufficiente si traduce in un sistema di mobilità basata principalmente sull’auto privata, non più sostenibile. L’Italia è il paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto, con oltre 600 autoveicoli ogni 1.000 abitanti e, non a caso, il paese europeo con il più alto numero di decessi prematuri in rapporto alla popolazione residente per inquinamento atmosferico, soprattutto nelle città.

Una mobilità urbana inquinante e congestionata comporta notevoli disagi per i cittadini e genera costi diretti e indiretti elevati per l’economia. In secondo luogo, l’onda lunga delle negatività della legge obiettivo deve ancora essere superata. Grazie allo strumento del project review si possono finalmente completare le opere rimaste sospese per anni.

Per il futuro, è necessario immaginare e progettare una nuova stagione infrastrutturale che si fondi su tre grandi assi: quello ferroviario, quello marittimo e quello ciclabile.

  • La cura del ferro: dal 2014 è iniziata una strategia di ammodernamento delle reti ferroviarie, con particolare attenzione al trasporto regionale, a cui è stata destinata più della metà degli investimenti programmati per il periodo 2015-2018. A questo si affianca il progetto di rinnovo del parco dei treni pendolari, che permetterà di migliorare il livello di servizio e ridurre, entro il 2024, l’età media della flotta, dagli attuali 20 a 10,6 anni. Per il trasporto cittadino sono stati realizzati 27,4 km di nuove metropolitane, 35 nuove stazioni, 31,8 km di rete tramviaria e 67 nuove fermate. Occorre continuare su questa strada, potenziando le linee esistenti, completando quelle in esecuzione ed estendendo la rete di trasporto. In particolare, dobbiamo completare l’alta velocità ferroviaria, velocizzando la linea adriatica e quelle del Sud Italia e realizzando i tratti Napoli-Bari, Catania-Palermo e Milano-Venezia.
  • La cura dell’acqua: il Piano nazionale della portualità e della logistica ha portato al superamento di logiche campanilistiche. Ora va migliorato il tema “dell’ultimo miglio” attraverso la riqualificazione e il miglioramento dell’accessibilità marittima degli scali e il potenziamento delle banchine.
  • La cura dell’aria: ogni anno più di 160 milioni di persone passano dagli aeroporti italiani: un incremento di passeggeri del 50% rispetto al 2014, frutto anche di investimenti in crescita in tutti gli scali italiani. L’opera di connessione su rotaia degli aeroporti, già avviata, dovrà proseguire, al pari del potenziamento del settore cargo aereo. Nuovi investimenti, infine, saranno prodotti dalla costituzione delle reti aeroportuali regionali e dalla gestione integrata delle stesse.
  • La cura della bicicletta: bisogna promuovere la ciclabilità e la mobilità dolce sia in ambito urbano che extraurbano. Occorre continuare l’investimento fatto per 1.500 km di piste ciclabili prevedendo bandi per lo sviluppo di progetti di ciclabilità con itinerari sovracomunali che sviluppino sistemi intermodali di trasporto. In particolare vanno incentivati i percorsi ciclabili casa-scuola in ambito urbano.