Ma la riduzione del debito pubblico non è solo un tema che riguarda il rapporto tra l’Italia e l’Europa. Ridurre il debito è un impegno che dobbiamo assumere innanzitutto con le future generazioni di italiani.

I governi a guida PD in questi anni hanno raggiunto due importanti obiettivi di finanza pubblica: hanno ridotto il deficit (dal 3% del Pil del 2014 al 2,1% del terzo trimestre 2017) e hanno stabilizzato il debito al 132% del Pil.

E questo senza infrangere le regole fiscali europee, salvaguardando la spesa sociale e sanitaria e iniziando a ridurre le tasse. Il debito pubblico tuttavia rimane troppo alto e dobbiamo impostare una strategia coerente e credibile per ridurlo. Per ridurre la probabilità di future crisi.

E per destinare a scopi più produttivi (lotta alla povertà, riduzione delle tasse, sostegno agli investimenti) i troppi miliardi che ogni anno usiamo per pagare gli interessi.

L’obiettivo del Partito Democratico è ridurre gradualmente ma stabilmente il rapporto tra debito pubblico e Pil al valore del 100% entro i prossimi 10 anni. Quello che serve per rassicurare i mercati, che ci prestano ogni anno mediamente 400 miliardi per rifinanziarci, non è tanto il livello del debito, né sicuramente annunci roboanti e poco credibili, che anzi hanno l’effetto opposto. La cosa veramente importante è realizzare una riduzione graduale ma costante.

Con il ritorno dell’inflazione al livello previsto dal mandato della Bce ed evitando ulteriori dosi di austerità, il nostro debito pubblico può scendere al 100% del Pil prima del 2030.

Per farlo non c’è bisogno di una crescita del Pil irrealistica, ma semplicemente della crescita attuale, quella che è stato possibile raggiungere anche grazie alle politiche economiche messe in campo in questi anni. Per ridurre il debito, però, è necessario che chi ci presta i soldi si fidi della nostra capacità di continuare a riformare e innovare la nostra economia, proseguendo un percorso di riforme strutturali.

Solo così il costo medio del nostro debito rimarrà sui livelli attuali, permettendoci di raggiungere l’obiettivo di riduzione del debito con avanzi primari ragionevoli e consentendoci di realizzare politiche fiscali moderatamente espansive rispetto a una curva di aggiustamento troppo stringente.