Il nostro obiettivo è quello di trasformare l’Eurozona in una vera Unione economica. Creando, cioè, una vera e propria istituzione politica di livello europeo che sia in grado di emettere bond per gestire la domanda aggregata e intervenire in caso di rischi sistemici. Questo significa condividere sovranità. Ma costruendo una politica europea comune che superi la logica intergovernativa e consenta un recupero di sovranità democratica di fronte alle sfide della globalizzazione.

Per raggiungere questo obiettivo, proponiamo queste linee di azione per i paesi che vorranno realizzare un’unione più stretta in campo economico.

  • Creazione di un ministro delle Finanze dell’Eurozona che raccolga le funzioni del commissario per gli Affari Economici e Monetari e del presidente dell’Eurogruppo, sia vicepresidente della Commissione e venga eletto dal Parlamento europeo.
  • Creazione e potenziamento di un budget comune per gestire shock, anche asimmetrici, con politiche anticicliche.
  • Emissione di Eurobond per finanziare progetti su capitale umano, ricerca e infrastrutture. Ipotizzando un’emissione fino al 5% del Pil dell’Eurozona, si tratterebbe di risorse aggiuntive dirette per la crescita pari a 540 miliardi. Alle attuali condizioni, queste emissioni godrebbero di tassi favorevoli, permettendo un ritorno degli investimenti sicuramente superiore al costo. Inoltre, un’emissione limitata non spiazzerebbe il collocamento dei debiti nazionali né lo sostituirebbe, e non sarebbe una mutualizzazione del debito.
  • Regole fiscali che incentivino gli investimenti nazionali produttivi (capitale umano, ricerca e sviluppo, infrastrutture) e che, superando i bizantinismi del Fiscal compact, si concentrino su regole semplici e concentrate su percorsi sostenibili di riduzione del debito. In attesa del budget comune e all’interno di un patto politico pluriennale, spese mirate e chiaramente identificabili dovrebbero essere scorporate dal calcolo del deficit entro il tetto del 3% nominale: oltre il Fiscal compact, si tornerebbe al rigore e alla flessibilità di Maastricht.
  • Sostegno alla creazione di un Fondo monetario europeo che possa intervenire a fronte di circostanze eccezionali con programmi di assistenza finanziaria, ma che non si occupi del monitoraggio dei conti pubblici, che continuerebbe a essere affidato alla Commissione. Meccanismi di ristrutturazione automatica del debito pubblico vanno esclusi.
  • La realizzazione di una piena e ben regolata integrazione finanziaria, attraverso il completamento dell’Unione bancaria con l’introduzione di un sistema europeo di garanzia dei depositi e la costruzione, a livello dell’UE, di una Unione dei mercati dei capitali. Il trattamento dei titoli sovrani non deve essere modificato rispetto al regime attuale.

 

Per tutta l’Unione, proponiamo queste linee di azione.

  • La nuova politica europea di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale dovrà proseguire e intensificarsi con l’obiettivo triplice di consentire nei paesi ad alta imposizione una generale riduzione delle tasse sul lavoro e l’impresa, di evitare la concorrenza fiscale scorretta tra gli stati membri e di individuare specifiche risorse proprie per il bilancio dell’Unione. In particolare, occorre adottare rapidamente le due direttive sulla base imponibile 24Più Europa. E più politica in Europa.
  • comune e consolidata per l’imposta sulle grandi società, al cui interno vanno previste misure specifiche che consentano di contrastare adeguatamente lo spostamento della base imponibile da parte dei colossi dell’economia digitale.
  • Lo sviluppo del mercato interno costituisce un poderoso volano di crescita e dovrà essere completato a partire dal mercato unico dell’energia e da quello digitale. I dati oggi valgono come l’oro e la battaglia sulla loro portabilità non può più essere rimandata. I dati non sono di chi li gestisce ma di chi li genera, quindi di ciascuno di noi. A cominciare da quelli personali: anagrafici, sanitari, fiscali. Siamo nel pieno della data economy e le principali democrazie non hanno ancora un cloud pubblico. L’Europa su questo tema ha iniziato a muovere i primi passi e noi non possiamo restare immobili.
  • La politica commerciale europea dovrà contrastare il protezionismo e puntare invece a regolare la globalizzazione, garantendo l’apertura dei mercati e al tempo stesso rafforzando gli strumenti di difesa commerciale contro il dumping sociale e ambientale e dotando l’UE di un proprio golden power per tutelare le imprese strategiche.