Nelle classifiche internazionali il Servizio sanitario nazionale italiano è da sempre ai primissimi posti nel panorama internazionale. Oggi è rimasto uno degli ultimi a sopravvivere con le sue caratteristiche di unitarietà, universalità ed equità.

E rappresenta uno strumento imprescindibile per assicurare il diritto alla salute, sancito nella nostra Costituzione. È un patrimonio che ci impegniamo a salvaguardare, rafforzare e difendere. Negli anni passati, quelli in cui la crisi economica si è fatta sentire più duramente, la sanità ha pagato un dazio particolarmente pesante al consolidamento della finanza pubblica attraverso la riduzione del Fondo sanitario nazionale negli anni 2011 e 2012, i mancati attesi aumenti per circa 30 miliardi di euro e una revisione della spesa tradottasi nel blocco dei contratti e delle assunzioni.

Rispetto alla stagione dei tagli, con il governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati a investire in sanità: il Fondo sanitario è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi; dopo un decennio abbiamo finalmente i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) per garantire a tutti l’accesso agli stessi servizi; con l’ultima legge di bilancio, si sono allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario.

Sono stati approvati, infine, provvedimenti attesi da anni: dalla legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale del personale sanitario alla riforma della dirigenza sanitaria, dalla legge sull’obbligatorietà dei vaccini alla riforma delle sperimentazioni cliniche e degli Ordini professionali, fino alla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento.

A partire dal 2018, quarantesimo anniversario del Servizio sanitario nazionale, si dovrà continuare a lavorare per portare avanti questa stagione di necessarie riforme. Lavoreremo per aggiornare il Patto per la salute, attraverso il coinvolgimento delle regioni.

Affinché il nuovo Patto per la salute possa funzionare è necessario garantire un progressivo aumento del Fondo sanitario nazionale e perseguire l’obiettivo del superamento delle ingiustificate differenze attualmente esistenti tra regioni.

Il nuovo Patto per la salute dovrà garantire, in particolare:

  • Il rafforzamento della prevenzione e della cosiddetta “medicina di iniziativa”. La prevenzione gioca un ruolo decisivo sulla probabilità di sopravvivere e per la futura qualità della vita. La prevenzione deve passare dal potenziamento e dalla riorganizzazione della medicina territoriale, in grado di ridurre le ospedalizzazioni evitabili e quindi di abbassare i costi per il sistema sanitario. Investiremo nell’utilizzo delle nuove tecnologie per un monitoraggio più attento e continuo costituendo un sistema di premialità per le regioni più attive nel promuovere campagne di prevenzione. Porteremo a termine l’attuazione del nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale.
  • La realizzazione di un Piano nazionale per la gestione delle liste di attesa, promuovendo a livello nazionale le migliori esperienze messe in campo da alcune regioni in questi anni, al fine di garantire ai cittadini il pieno accesso ai servizi in tempi certi e ragionevoli.
  • La revisione del sistema di governance del farmaco e dei dispositivi medici attraverso un ripensamento complessivo del sistema dei tetti di spesa. L’uso di un buon farmaco può evitare un ricovero, con le conseguenze che ne derivano in termini di minori costi per il sistema oltre che di minori disagi per il paziente.
  • L’informatizzazione e la digitalizzazione della sanità, favorendo la personalizzazione delle cure attraverso un utilizzo ottimale della telemedicina, del fascicolo sanitario elettronico, delle cartelle cliniche informatizzate, della consegna al paziente di esami e documentazioni cliniche per via informatica, delle anagrafi vaccinali.