Dopo decenni di convegni in cui ci si lamentava che l’Italia era l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una misura strutturale di contrasto alla povertà, un reddito di ultima istanza sottoposto alla prova dei mezzi, i governi a guida PD hanno finalmente colmato questa lacuna.

Se si assumono a riferimento i 50 milioni di euro una tantum stanziati nel 2012 per la prima misura sperimentale di contrasto alla povertà, in pochi anni l’Italia ha fatto un passo in avanti gigantesco, arrivando a dotarsi di una misura strutturale che vale oltre 2,3 miliardi di euro dal 2018.

A gennaio, il 60% degli aventi diritto aveva già fatto domanda (300 mila famiglie su 500 mila). Nel corso dell’anno, le famiglie che potranno beneficiare del reddito di inclusione arriveranno a 750 mila, per un totale di 2,5 milioni di persone (il 53% di tutte le persone in povertà assoluta).

Fatti, non parole. Ma questi numeri ci dicono anche che non basta. Il percorso deve continuare, investendo ulteriori risorse in modo da ampliare la platea dei destinatari e la rete di servizi, garantendo a tutti i poveri un reddito sufficiente a essere parte attiva della società.

Ecco perché ci impegniamo a raddoppiare i fondi a disposizione per il reddito di inclusione, per raggiungere tutte le persone che vivono in condizione di povertà assoluta nel corso della prossima legislatura. Un reddito non basta: occorrono servizi, per l’inserimento sociale e lavorativo.

Per uscire dalla povertà sono importanti i servizi sociali, è importante il lavoro. È necessario uno stretto collegamento con l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro: a tal fine, proponiamo di dar vita a un assegno di ricollocazione rafforzato per tutti coloro che accedono al reddito d’inclusione, che preveda un percorso di formazione e uno sgravio contributivo per l’impresa che assume.

Trovare un’occupazione a chi esce da una situazione di disagio sociale è particolarmente delicato ed è importante che le risorse investite su queste persone siano all’altezza della sfida.