Qualità e bellezza sono alla base della nostra economia, fanno parte della natura più profonda del modello italiano. Ecco perché l’unico sviluppo possibile per l’Italia passa dalla tutela e valorizzazione dell’ambiente.

La green economy è la naturale alleata di un utilizzo efficiente di materie prime ed energia ma anche dell’innovazione e dell’hi-tech. È una reazione di sistema, una missione produttiva che molte nostre imprese portano avanti coraggiosamente ogni giorno, senza incentivi pubblici o sovvenzioni. Una spinta che proviene dal basso: sta a noi intercettarla e ridarle slancio.

Perché bellezza e ambiente, cultura e innovazione sono in realtà facce della stessa medaglia. Un’Italia che fa l’Italia può divenire un grande aggregatore dei talenti migliori, un catalizzatore di energie che uniscono il Paese, i suoi territori, le sue imprese e le sue comunità.

Si tratta di una scelta coraggiosa, perché si basa su investimenti a lungo termine. E vincente, perché produce lavoro. Vincente per le imprese, che investendo diventano più sostenibili e più competitive.

E vincente per il Paese, che nell’economia circolare può riscoprire antiche vocazioni, come quella al riciclo e all’uso efficiente delle risorse, e insieme trovare un modello produttivo che grazie all’innovazione, alla ricerca e alla tecnologia ne rafforzi identità e tradizioni. Questa qualità tutta italiana ha oggi delle opportunità in più, perché intercetta novità che si stanno diffondendo globalmente: nuovi stili di vita e di consumo fatti di maggiore sobrietà e condivisione.

Dalla lotta al dissesto idrogeologico al sostegno all’agricoltura bio, dal sostegno alle agroenergie al potenziamento della differenziata e dei sistemi di riciclo, fino alla riduzione delle emissioni e alla lotta alla cementificazione selvaggia, per noi la parola chiave è sostenibilità integrale.

Perché sulla sostenibilità ambientale una forza riformista e democratica come il Partito Democratico si gioca gran parte della propria credibilità. Una sostenibilità che passa in primis dalla rigenerazione delle nostre città e dalla riqualificazione dei nostri territori, con modalità innovative che puntino all’elevato valore ecologico, alla qualità, alla vivibilità e all’inclusione sociale.

Tutte le nostre proposte, dal fisco alla politica industriale, dalle politiche energetiche all’agroalimentare, dalla rigenerazione urbana alla mobilità, puntano su questo cambio di paradigma dettato dall’economia verde.

È anche il cambiamento climatico a imporci un mutamento di paradigma, nel solco degli obiettivi sostenibili 2030 delle Nazioni Unite e dell’accordo di Parigi sul clima. Su questo terreno di politica economica, il Partito Democratico è stato in prima fila e continuerà a esserlo.

Nel 2016 abbiamo inserito per la prima volta nel bilancio dello Stato gli indicatori relativi al Benessere Equo e Sostenibile (Bes), al fine di valutare la qualità della vita al di là dei tradizionali indicatori economici. Una vera e propria innovazione culturale che conferma ancora una volta la centralità di questi temi nella nostra agenda.

Nella prossima legislatura intendiamo portare avanti la trasformazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile e prevedere verifiche della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile con cadenza annuale.

Su questa strada, l’approvazione di una legge per le società benefit è stato un importante provvedimento adottato nella legislatura appena conclusa, che ha posto l’Italia in prima linea nel panorama internazionale. Ci impegniamo a promuovere la loro diffusione, creando un registro ufficiale e partecipando come capofila alle azioni, nell’ambito del programma 2030, che determinino partnership internazionali di società benefit con la finalità specifica di individuare nuovi e proficui modelli del fare impresa.

Perché una crescita non sostenibile non è crescita.