Noi vogliamo lavorare ancora sulle tre “A” fondamentali per il futuro del Paese: Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, temi essenziali per la nostra sovranità e sicurezza.
 
Orgogliosi e consapevoli della nostra unicità, del patrimonio di biodiversità unico al mondo che fa dell’Italia la patria della dieta mediterranea e il primo paese europeo per prodotti di qualità Dop e Igp. Ci muoviamo nel solco degli obiettivi sostenibili 2030 delle Nazioni unite e dell’accordo di Parigi.
 
Quando abbiamo iniziato il nostro impegno per l’agricoltura e l’agroalimentare, il settore era ai margini dell’attenzione pubblica. In questi anni, passo dopo passo, con impegno e serietà, abbiamo invertito la rotta.
 
Siamo stati protagonisti del successo di Expo, abbiamo raggiunto il record di export agroalimentare superando per la prima volta quota 40 miliardi di euro, abbiamo introdotto le novità dell’obbligo dell’origine della materia prima in etichetta per settori cruciali.
 
Abbiamo azzerato Imu, Irpef, Irap agricola. Lavorato contro lo spreco alimentare. Per l’agricoltura biologica e per quella sociale. Abbiamo dato il massimo sostegno a una nuova generazione di giovani agricoltori. Siamo tornati a investire in ricerca pubblica.
 
Abbiamo alzato il livello di contrasto alle frodi, al falso cibo, abbiamo combattuto con armi nuove il caporalato.
 
Ora possiamo, anzi dobbiamo, fare ancora di più e meglio perché molti temi ancora devono trovare soluzione.
 
Per l’Agricoltura. Tutelando ancora il reddito degli agricoltori, dei pescatori, dei produttori a partire dalla formazione dei prezzi e sull’equa distribuzione del valore nelle filiere, per garantire la dignità di chi produce e favorire la qualità nel lavoro agricolo.
 
Incentivando la qualità, la multifunzionalità e una migliore organizzazione dei produttori, attraverso accordi di filiera, reti e distretti, soprattutto nelle aree rurali interne. Scegliendo la massima informazione al consumatore con l’origine trasparente su tutti i prodotti agroalimentari.
 
Puntando sul ricambio generazionale, sui giovani, attraverso il potenziamento di strumenti concreti come i mutui a tasso zero e una corsia preferenziale per riportare all’agricoltura terre pubbliche.
 
Proseguendo con determinazione sulla strada della semplificazione e della lotta alla burocrazia. Il nostro è anche un paese trasformatore con una grande industria agroalimentare, che ha bisogno di un’agricoltura più moderna e competitiva: tra settore primario e industria alimentare occorre uscire da logiche di contrapposizione per sviluppare filiere integrate e collaborative, capaci di dare maggiore garanzia su qualità dei prodotti, migliore accesso ai mercati di sbocco, maggiore tracciabilità al sevizio della sicurezza alimentare e forte trasparenza nella formazione dei prezzi.
 
Per l’Ambiente. Davanti al cambiamento climatico in atto, servono scelte coraggiose e concrete. Come abbiamo detto, per noi la parola chiave è sostenibilità integrale.
 
Vogliamo puntare sulla rigenerazione urbana e difendere il suolo con la legge contro la cementificazione e con l’azzeramento dell’uso dei pesticidi entro il 2025, anche per consolidare il primato europeo nel biologico.
 
Proponiamo di investire nella salvaguardia di una risorsa cruciale come l’acqua, per rendere più efficienti invasi e acquedotti e combattere la siccità, con un Piano straordinario per abbattere del 50% le perdite idriche delle reti. Sosteniamo le agro-energie per fare degli scarti una risorsa.
 
Oggi l’Italia produce 29,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui il 44% viene sottoposto a riciclo e circa il 26% viene ancora conferito in discarica. L’impegno per la prossima legislatura è quello di dimezzare il conferimento in discarica e di arrivare al 65% di riciclo, promuovendo i principi dell’economia circolare.
 
Occorre recuperare rapidamente i ritardi che permangono in alcune regioni nelle dotazioni impiantistiche e nella quantità e nella qualità delle raccolte differenziate, che vanno effettuate con modalità efficaci per favorire il riciclo applicando sull’intero territorio nazionale tariffe puntuali, premiali per le raccolte differenziate e proporzionate alla quantità di rifiuti conferiti. Dobbiamo valorizzare più che in passato la cura di boschi e foreste come elemento di lotta al dissesto idrogeologico.
 
Occorre infine promuovere con maggiore decisione l’elettrificazione – con utilizzo di elettricità prodotta da fonti rinnovabili – e l’utilizzo di biocarburanti avanzati – fra i quali è da segnalare la potenzialità del biometano – prodotti con modalità sostenibili, portando così le fonti rinnovabili a raggiungere il 20% dei consumi energetici totali dei trasporti nel 2030 e promuovendo la realizzazione di colonnine per auto elettriche per ogni intervento di trasformazione urbanistica maggiore di 500 mq.
 
Alcune città, come Firenze, si sono mosse in anticipo e grazie ad accordi con Enel sono oggi all’avanguardia europea nel settore. Un modello che si fonda su una rete capillare di stazioni di ricarica elettrica facilmente condivisibili, una flotta di eco-taxi riservando l’assegnazione di nuove licenze ai soli veicoli elettrici e bus a zero emissioni.
 
E ancora: la trasformazione delle auto blu in auto verdi, la scommessa sul car sharing e l’utilizzo costante di nuove tecnologie per ridurre le emissioni. Un complesso di misure non alternative ma complementari agli incentivi economici, che indichino una visione chiara per gli anni a venire.
 
Per l’Alimentazione. Il made in Italy si difende davvero lavorando su tutela, promozione e formazione. Diciamo no a dazi e barriere che danneggerebbero solo le nostre piccole e medie imprese. Per proteggere e aumentare il loro export servono regole giuste in mercati aperti. Per questo lavoreremo ancora per avere accordi internazionali basati sulla reciprocità, con clausole di salvaguardia vere, con la lotta al falso cibo e la tutela essenziale delle nostre indicazioni geografiche. Sul fronte nazionale ci impegniamo per la riforma dei reati agroalimentari e l’introduzione del reato di agropirateria.
 
Possiamo fare del turismo enogastronomico uno dei motori più forti anche per la creazione di nuova occupazione, valorizzando fino in fondo i nostri paesaggi e i tanti patrimoni Unesco italiani legati al cibo. Crediamo nella centralità della formazione.
 
È tempo di introdurre l’educazione alimentare nei programmi scolastici a partire dalle scuole primarie. Allo stesso tempo è indispensabile rendere più forti i percorsi formativi legati alle professioni del cibo, dagli istituti tecnici agrari agli alberghieri, fino alle scuole di alta formazione. Vogliamo salvare dallo spreco un milione di tonnellate di cibo all’anno e garantire la necessaria assistenza alimentare ai più deboli.